2) Newton. Regole per filosofare.
Tratte dall'opera pi famosa di Newton, Principi matematici della
filosofia naturale, queste regole del filosofare dimostrano che la
concezione newtoniana della filosofia  fatta praticamente
coincidere con il metodo scientifico.
I. Newton, Principi matematici della filosofia naturale, secondo
(pagina 112).

Regola I: Degli eventi naturali non si devono ammettere cause pi
numerose di quelle che sono vere e sono sufficienti a spiegare i
fenomeni.
Dicono i filosofi: la natura non fa nulla invano; e inutilmente
viene fatto con molte cose ci che pu esser fatto con poche. La
natura infatti  semplice e non sovrabbonda di cause superflue.

Regola secondo: Perci, nella misura in cui pu essere fatto, ad
effetti naturali dello stesso genere devono essere attribuite le
stesse cause.
Come alla respirazione nell'uomo e nelle bestie, alla caduta di
pietre in Europa e in America, alla riflessione della luce sulla
Terra e sui pianeti.

Regola terzo: Le qualit dei corpi che non possono essere
aumentate n diminuite, e quelle che appartengono a tutti i corpi
sui quali  possibile svolgere esperimenti, devono essere ritenute
qualit di tutti i corpi.
Le qualit dei corpi infatti si fanno conoscere soltanto mediante
esperimenti, e perci devono essere ritenute generali tutte quelle
che si accordano in generale con gli esperimenti e quelle che non
possono essere diminuite, non possono neppure essere tolte.
Certamente contro il progresso degli esperimenti non devono essere
costruiti irragionevolmente dei sogni, n ci si deve allontanare
dall'analogia con la natura, dato che essa suole essere semplice e
sempre conforme a se stessa. L'estensione dei corpi si fa
conoscere soltanto per mezzo dei sensi e non  percepita da tutti,
ma in quanto appartiene a tutte le cose sensibili,  affermata in
tutte le cose. Si  sperimentato che molti corpi sono duri: ma la
durezza del tutto nasce dalla durezza delle parti, quindi possiamo
ben concludere che non soltanto sono dure le particelle indivise
di quei corpi che vengono percepiti, ma anche tutti gli altri. Che
tutti i corpi siano impenetrabili lo deduciamo non con la ragione,
ma col senso. Le cose che maneggiamo le troviamo impenetrabili: ne
concludiamo quindi che l'impenetrabilit  una propriet di tutti
i corpi. Che tutti i corpi siano mobili e che per effetto di certe
forze (che chiamiamo vires inertiae) perseverino nel loro moto o
nella loro quiete, lo ricaviamo da simili propriet osservate nei
corpi. Estensione, durezza, impenetrabilit, mobilit e forza
d'inerzia del tutto, risultano dalle estensione, durezza,
impenetrabilit, mobilit e forza d'inerzia delle parti. Di qui
concludiamo che le particelle ultime di tutti i corpi sono estese,
dure, impenetrabili, mobili e dotate delle loro proprie forze
d'inerzia. E questo  il fondamento dell'intera filosofia. Che le
parti divise ma contigue dei corpi possano essere separate le une
dalle altre lo abbiamo appreso dai fenomeni e nelle particelle non
divise la ragione, com' dimostrato dalla matematica,  in grado
di distinguere parti ancora pi piccole. Ma non possiamo
determinare con certezza se le parti cos distinte e non ancora
divise possono essere realmente divise e separate l'una dall'altra
dai poteri della natura. Ma se avessimo la prova anche da un solo
esperimento che, rompendo un corpo duro e solido, subisce una
divisione una qualunque particella non divisa, potremmo
concludere, in virt di questa regola, che sia le parti non divise
sia quelle divise possono essere divise e realmente separate
all'infinito.
Infine, se da esperimenti e osservazioni astronomiche risulta che
tutti i corpi che ruotano intorno alla Terra gravitano verso di
essa, e ci in relazione alla quantit di materia propria a
ciascuno, che la Luna gravita verso la Terra in relazione alla
propria quantit di materia e che il nostro mare gravita a sua
volta verso la Luna e che tutti i pianeti gravitano l'uno verso
all'altro, e le comete allo stesso modo verso il Sole, allora si
dovr dire che in virt di questa regole tutti i corpi gravitano
vicendevolmente l'uno verso l'altro. Infatti l'argomento ricavato
dai fenomeni circa la gravit universale, sar anche pi forte di
quello concernente l'impenetrabilit dei corpi, sulla quale non
abbiamo nessun esperimento e nessuna osservazione fatta
direttamente sui corpi celesti. Non affermo che la gravit 
essenziale a tutti i corpi: col termine forza insita (vis insita)
intendo solo la loro forza di inerzia (vis inertiae). Essa 
immutabile. La loro gravit diminuisce a misura che essi si
allontanano dalla Terra.

Regola quarto: Nella filosofia sperimentale le proposizioni
ricavate per induzione dai fenomeni, malgrado le ipotesi
contrarie, devono essere considerate vere o rigorosamente o quanto
pi possibile, fino a che non si presentino altri fenomeni
mediante i quali o sono rese pi rigorose o fatte suscettibili di
eccezioni.
Dobbiamo seguire questa regola affinch l'argomento dell'induzione
non sia eliminato mediante ipotesi.
P. Rossi, La rivoluzione scientifica: da Copernico a Newton,
Loescher, Torino, 1973, pagine 317-319.
